La notizia ha fatto il giro delle principali testate internazionali e suscitato non poche curiosità: la Cina – non esattamente la nazione più sensibile in tema di inquinamento atmosferico e investimenti sulle energie rinnovabili, visti anche il livello di smog presente nelle sue città più grandi e la grande densità di centrali di carbone attive sul suo territorio – ha avviato i lavori per la realizzazione di una città interamente green. Il nuovo centro abitato (in realtà più un sobborgo dalle dimensioni espanse, circa 175 ettari in totale) sorgerà nei pressi di Liuzhou, nel sud del paese, e dovrebbe essere pronto entro la fine del 2020.

Perché questa storia ci riguarda da vicino? Perché il progetto, tanto ardimentoso quanto concretamente possibile, è stato elaborato da uno studio italiano, lo studio Stefano Boeri Architetti. A dimostrazione che in questo campo, a livello di studi e progettazione, l’Italia è decisamente all’avanguardia, come dimostra soprattutto il Bosco Verticale, i due edifici green progettati e realizzati a Milano dallo stesso Boeri. Eppure le città italiane non figurano mai tra quelle a più alta vocazione green del pianeta, mentre l’Italia tutta è solo quindicesima (secondo l’ultimo report accreditato, quello stilato da DualCitizenLLC, società di consulenza statunitense specializzata in questioni inerenti la sostenibilità ambientale) nella corrispondente classifica per nazioni.

In sintesi, c’è un’evidente distonia tra la vocazione all’ecosostenibilità dei nostri professionisti in campo architettonico e urbanistico e le opere che pubbliche o private realizzate sul nostro territorio che vanno in quella direzione. E non è sufficiente richiamare il primato di Roma, il comune europeo con il più alto numero di ettari di verde al suo interno (merito delle ville, dei parchi, delle riserve naturali, che costituiscono il 67% del suo territorio) per compensare questa evidente aporia.

E allora cosa fare? Come intervenire? Premesso che progetti come quello del Bosco Verticale comportano dei costi (sia in termini di investimento iniziale che di manutenzione) che non tutti i comuni possono permettersi, la soluzione più semplice e accessibile è, al contrario, alla portata di tutti. Basta, in sostanza, partire dalle micro-unità abitative: aggiungere un po’ di verde a uno stabile è operazione facile e tutto sommato rapida. Piantare un albero in un giardino, ornare balconi e terrazze con piante. Introdurre pannelli solari e sistemi di bioedilizia che rendano la nostra casa più rispettosa dell’ambiente circostante. Basterebbero questi piccoli accorgimenti per indirizzare la nostra comunità urbana verso una vocazione green, al di là di classifiche e riconoscimenti.

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